martedì 25 febbraio 2014

ITALICUM - L'unico prodotto della cucina fiorentina che rischia di essere molto indigesto agli italiani

Subito dopo la fiducia al Governo, dovrebbe riprendere il cammino della riforma elettorale alla Camera. 
L'ITALICUM, da come è stato ideato, appare come il più indigesto prodotto che sia mai stato cucinato nel Parlamento italiano. Realizzato dagli chef della "Ribollita toscana", potrebbe diventare un doloroso banco di prova della democrazia parlamentare. 
Se ne discuterà all'Umanitaria il 26 febbraio, con Giorgio Galli, F. Besostri, A. Giannuli, S. Draghi e A. Martinelli





mercoledì 12 febbraio 2014

L'affannosa ricerca dell'Algoritmo del "simplesso"


Scoperto un primo buco nell’Italicum, altre toppe in vista
Forse ha ragione il politologo Sartori, che ha tranciato un giudizio secco sulla riforma elettorale: è un “bastardellum”. Alla Camera riprende la discussione sulla riforma della legge elettorale, il cosiddetto Italicum, realizzato dal politologo, allievo di Sartori, Roberto D’Alimonte, ora consigliere di Renzi. Il clima è teso, specie dentro i partiti, come nel PD con la minoranza cuperliana in rivolta. Si temono imboscate e tutti guardano con sospetto ogni cosa. Lunedì 10 febbraio, sono stati esaminati dal comitato ristretto dei nove la valanga di emendamenti presentati, pare oltre 400.
Nel frattempo Matteo Renzi sale e scende dal Colle, addio Firenze, è già di casa a Roma. A metà settimana è stata convocata la direzione del PD, segno che qualcosa di grosso bolle in pentola. L’attenzione dei deputati della Camera è tutta sui dettagli dell’Italicum, sugli emendamenti presentati, per capire quali sono quelli buoni, e vedere come funziona veramente il nuovo sistema.
Nel weekend sono girate delle simulazioni (a cura del gruppo di D’Alimonte e pubblicate dal Sole24Ore) sul concreto funzionamento del meccanismo elettorale con il riparto dei seggi nei collegi plurinominali e il calcolo del  premio di maggioranza. Qui si ripropone la tabella collegi  pubblicata dal Sole24Ore sulla Lombardia.
La sorpresa è stata grossa sia per gli specialisti che per i politici: è un sistema che funziona male, poco affidabile e sostanzialmente inadeguato. E’ successo che il meccanismo studiato dai tecnici forzisti e democratici, in gergo tecnico “l’Algoritmo di riparto”, che assegna e distribuisce i seggi ai partiti funziona in modo quasi casuale, specie per i piccoli partiti, visto che non c’è un rapporto diretto tra voti presi e seggi conquistati.
L’Italicum prevede delle circoscrizioni regionali suddivise in tanti collegi plurinominali. Nel caso della Lombardia la prima proposta Sisto è di 24 collegi con 101 seggi, mentre il Piemonte è suddiviso in 12 collegi per 45 seggi.
Il punto critico è che il mitico “algoritmo” non assegna direttamente il seggio a chi ha avuto più voti direttamente nel collegio, che sarebbe la cosa più logica e comprensibile, ma aspetta che sia l’ufficio centrale da Roma a decidere. I territori non contano nulla, gli elettori del collegio non hanno peso su come ripartire i seggi.  La distribuzione avviene in base ad un calcolo un po’ complicato legato all’entità del premio di maggioranza. Insomma, un pasticcio ampiamente prevedibile già nel testo presentato dal presidente della 1° commissione, Sisto, il 24 gennaio scorso. Solo che la fretta ha impedito qualsiasi riflessione seria sulle norme confezionate intorno all’accordo Renzi-Berlusconi del 18 gennaio.
In un ipotetico voto, in base agli ultimi dati di sondaggio, si andrebbe al ballottaggio, visto che nessuna coalizione supererebbe il 37%. Sono proposte due possibili soluzioni, nella tabella degli scenari, vince il centro destra oppure il centro sinistra, con l’assegnazione tramite ballottaggio dei 327 seggi in palio, ai quali aggiungere la quota estero, la valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige.
Si vede bene che la competizione è tripolare, per cui certamente prenderanno seggi il PD, FI e M5S.
Qui hanno ipotizzato la possibilità di aggancio (sopravvivenza) di due soli partiti minori come la Lega e il NCD. Fin qui niente di nuovo, il bello è nella successiva tabella, quella dei collegi con i seggi effettivi ripartiti nel territorio.
Ogni riga rappresenta un collegio, ottenuto come somma dei vecchi collegi del mattarellum del 19993. Ad esempio il primo collegio è composto da Sesto Calende, Luino e Varese, con 4 seggi assegnati e circa 280mila elettori. Milano è divisa, pezzi in vari collegi insieme ai comuni confinanti. Nelle colonne sono riportati i seggi assegnati con il voto delle scorse politiche del 2013 aggiustato con il trend proveniente dai sondaggi. Il riparto, non essendo il frutto di un calcolo diretto, sulla base del voto espresso dagli elettori, ma di una decisione proveniente da Roma in base ad un algoritmo, è oggetto di contestazione. Si è scoperto, con le simulazioni di voto, che i seggi facilmente  “scivolano” da un collegio all’altro, anche in  modo casuale.
 Si vedrà nei prossimi giorno quali saranno le modifiche che verranno approvate dalla Camera all’algoritmo bacato, se i deputati troveranno qualcosa che possa funzionare decentemente, una specie di “algoritmo del simplesso” tra tutte le condizioni, nel prevedibile caos di centinaia di emendamenti e sub-emendamenti. 

giovedì 6 febbraio 2014

Immagini incontro sull'ITALICUM a Palazzo Cusani

Sala Verde di Palazzo Cusani, in Brera, a Milano, sede del Presidio.
Organizzato dall'UNUCI inizia alle ore 19 l'incontro sulla proposta di riforma elettorale: l'Italicum.
A lato, il Gen. Fantasia presenta la serata e i relatori:
Giorgio Galli, a destra
Daniele V. Comero.



domenica 2 febbraio 2014

Il dramma di Cota sotto la Mole Antonelliana di Torino

Due parole per chi non l'avesse seguito la vicenda: nel 2010 Cota della Lega vince alle regionale del Piemonte di pochissimo, per 9mila voti, contro la "zarina" del PD Mercedes Bresso. I due candidati di centro destra e di centro sinistra sono stati appoggiati da un mare di liste piccole e grandi. Dopo si è poi saputo che alcune di queste avevano grossi problemi di validità delle sottoscrizioni nonchè di false attestazioni.
In quel periodo era di moda la via giudiziaria, una specie di rivincita delle elezioni, ormai un classico nella politica italiana, aprendo un contenzioso infinito (riepilogo in un altro post del Blog). Infatti, dopo quattro anni la vicenda è ancora in piedi dopo essere andata e tornato da Roma più volte. Si arriva al 10 gennaio scorso, quando il TAR di Torino ha emesso la sentenza definitiva di condanna per Cota e disposto l'annullamento della proclamazione degli eletti. Quindi, via Cota e tutto il Consiglio regionale del Piemonte, per la lista di Giovine "Pensionati per Cota" illegittimamente ammessa. Il TAR sostiene che "l'effetto perturbante tale da alterare in modo non trascurabile la posizione conseguita dalle liste, impone l'annullamento delle elezioni e la rinnovazione del procedimento elettorale..."
Questo è il classico caso di errore giudiziario, posso sbagliarmi, ma l'annullamento dell'elezione di Cota motivato con il fatto che fosse stato appoggiato da una lista circoscrizionale irregolare è un clamoroso fraintendimento della legge elettorale da parte dei giudici amministrativi. Ancora più incredibile è che non se ne siano accorti i tanti avvocati incaricati di seguire il caso e difendere le parti in causa. La spiegazione dell’errore è molto semplice. Prima di tutto, c'è da definire in modo corretto il sistema elettorale delle regionali, il "Tatarellum" del 1995 rivisto nel 1999, in uso per il Piemonte ancora oggi. Se non si definisce correttamente il sistema si incappa in questi errori e si prendono lucciole per lanterne.
L’insieme delle leggi elettorali per le regionali prevedono l'elezione diretta del presidente della giunta regionale, fin dal 1999. Quindi una competizione tra candidati presidenti, il primo che arriva vince l'elezione e prende il premio. Questa è la formula classica del maggioritario, non del proporzionale, come si è visto per il porcellum per la Camera, qui in più c’è il nome di ogni candidato sulla scheda in bella evidenza.
Non c’è dubbio che sia un sistema maggioritario secco, non si discute su questo. In contemporanea la legge prescrive che ci sia anche l'elezione del consiglio regionale, sulla stessa scheda, con le candidature raccolte in liste circoscrizionali (il riparto dei seggi è fatto con la vecchia legge del 1968, che è di tipo proporzionale, ma è solo un riparto seggi dopo che è stata definita la quota di maggioranza e il residuo dei seggi di minoranza). Il fatto che all'interno della coalizione di maggioranza salti una lista, come quella contestata di Giovine, che ha avuto un seggio, ha come unico effetto quello di mettere a disposizione della altre liste di maggioranza, ammesse al riparto dei posti in consiglio, un seggio in più. Meno che mai l'invalidamento delle elezioni del presidente Cota, perché c'è una barriera invalicabile tra le due formule elettorali. Come abbia fatto il giudice a confondere i sistemi è comprensibile, per il modo di legiferare che c’è in Italia, con leggi a incastro.
Il prossimo 11 febbraio sarà decisivo, il Consiglio di Stato dovrà decidere se accordare la sospensiva della sentenza del TAR di annullamento delle elezioni del Piemonte. Potrebbe esserci un ravvedimento generale, anche se tardivo, nel dare la giusta interpretazione alle arzigogolate leggi elettorali italiane, anche sotto la Mole Antonelliana.

giovedì 30 gennaio 2014

Lunedì 3 febbraio, Milano. Incontro sull'ITALICUM


La Sezione UNUCI di Milano,  ha  organizzato un incontro sul tema  di grande attualità, come le proposte di riforma delle leggi elettorali, per un esame critico da un punto di vista scientifico.
Interverranno i politologi
Giorgio Galli e Daniele Vittorio Comero autori del libro “Ricostruire la democrazia. La tela di Penelope delle riforme elettorali”, Solfanelli Editore.
lunedì 3 febbraio, alle ore 19:00,  presso la Sala Verde del Circolo di Presidio  
via del Carmine 8, Milano
Le modalità di partecipazione alla serata, aperta a tutti, sono elencate nel sottostante Invito:

La riforma della legge elettorale appena riformata dalla Consulta​: l'Italicum​ 2.0

Italicum, in arrivo la versione 2.0
Il "patto" che diventa un "pacco" o un Patto che contiene un "pacco". Sembra un gioco di parole, e forse lo è, quello che riferiscono i giornali sulla serrata trattativa per la nuova legge elettorale, definita ampollosamente Italicum. Fosse vera questa interpretazione, resta da capire a chi è destinato il "pacco". I due protagonisti della scena politica, Renzi e Berlusconi, intanto macinano accordi su accordi, in trattative estenuanti con tutti gli altri partiti.
Nel pomeriggio di mercoledì si ha notizia che il PD e Forza Italia hanno raggiunto una nuova intesa per modificare il disegno di legge elettorale sulla questione delle soglie di sbarramento e del premio di maggioranza. Le agenzie di stampa riferiscono di fonti del PD, confermate dallo stesso segretario del Matteo Renzi. "Bene così. Adesso sotto con il Senato, le Province, il titolo V. E soprattutto con il Jobs Act. Dai che questa è la volta buona", ha scritto Renzi su Twitter.
I termini del nuovo accordo, che integra quello del 18 al Nazzareno, coinvolgerebbero due punti:
- alzare la soglia per accedere al premio di maggioranza dal 35% al 37% (al partito o alla coalizione che al primo turno raggiungesse il 37% dei voti sarebbe attribuito un premio di maggioranza in seggi pari al 15%),
​- la possibilità di Multicandidature (di candidarsi in più di un collegio e/o circoscrizione),​ 
- ridurre di poco lo sbarramento per l'assegnazione di seggi ai partiti coalizzati, dal 5% al 4,5%.
Quest'ultima sia per la Camera che per il Senato, con la conferma della soglia di sbarramento all'8% per i partiti non coalizzati.
Si mormora di una norma cosiddetta "salva-Lega Nord", tipo almeno il 9% in tre regioni, per garantire l’accesso in Parlamento con dei seggi propri ai partiti con radicamento territoriale, anche se al momento non sono disponibili dettagli precisi in merito.
L'innalzamento della soglia al 37% viene incontro alle esigenze dei partiti minori, dato che rappresenta un incentivo per i grandi a coalizzarsi con loro per ottenere la maggioranza parlamentare senza aspettare il ballottaggio.
Resta da capire come l'accordo sarà inserito nel testo del disegno di legge attualmente in gestazione alla 1° commissione Affari costituzionali della Camera. Il debutto in aula è previsto per giovedì pomeriggio, 30 gennaio.
La consegna del “pacco” a quel punto sarà cosa quasi fatta, tutti potranno mettere mano all’Italicum e vedere cosa c’è dentro. Le sorprese sicuramente saranno tante. Altre ancora potranno saltare fuori dagli emendamenti che verranno votati in Aula. C’è solo da aspettare una settimana.
Considerazione finale: il Cavaliere si gode il ritorno in sella sul suo cavallo preferito e il sindaco di Firenze si sente il Sindaco d’Italia, però il problema è che intanto le fabbriche chiudono.
Il nuovo testo non è ancora disponibile, mentre il testo dell'Italicum 1.0 è nella sezione dedicata del Blog:

mercoledì 22 gennaio 2014

Dal Porcellum al Renzusconi. La spartizione del sistema politico con un patto

Sul patto Renzi-Berlusconi siglato sabato 18 gennaio nella sede del PD a Roma
Senza addentrarsi in tecnicismi elettorali indigesti ai più, da come è stato presentato, il “Renzusconi” dovrebbe servire a normalizzare il sistema politico, un po’ come hanno fatto a suo tempo Hitler e Stalin con la Polonia. Una spartizione dei territori politici, prima di dare l’avvio alla campagna (guerra) che porterà alla nascita della 3° Repubblica, con una pesante modifica della Costituzione.
L'articolo è sul giornale on line L'Indipendenza.Com al link:
http://www.lindipendenza.com/dal-porcellum-al-renzusconi-la-spartizione-del-sistema-politico/

Berlusconi - Renzi, gennaio 2014


Molotov-Ribbentropp nell'agosto del 1939, 
pochi giorni prima dell'inizio della 2° Guerra mondiale

domenica 12 gennaio 2014

La vicenda del voto alla Regione Piemonte- Una battaglia legale che deve essere da ammonimento per il futuro

Ricostruzione tratta dal libro:
Stella e Corona, Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale italiana 1946 - 2011.
di Giorgio Galli e D. V. Comero (uscito nel novembre 2011)


Piemonte. Un'altra battaglia legale post-voto
Una nuova conta e le liste di Cota
Nella primavera del 2010, subito dopo lo scrutinio dei risultati elettorali sono emerse due grosse dispute conseguenti ai tentativi, della sinistra, di rivincita per via giudiziaria dell’elezioni regionali in Piemonte e Lombardia. Ci sono state altre code giudiziarie anche in Puglia e Lazio, per problemi sul meccanismo di assegnazione dei seggi.
Nel caso delle elezioni regionali del Piemonte è accaduto che i perdenti, non si sono rassegnati di aver perso per pochissimo. Dopo il voto sono partite le contestazioni degli sconfitti (UDC, il candidato presidente perdente Mercedes Bresso) che hanno trascinato i vincitori nelle aule dei tribunali amministrativi e penali di Torino e Roma.
Il leghista Roberto Cota nel marzo 2010 ha vinto di un soffio, con una coalizione Lega-Pdl più altre liste minori. Mercedes Bresso perde con una coalizione Rifondazione-Pd-UDC più altre liste. Alla Bresso mancano 9.157 voti. Uno scarto dello 0,4%, imputabile sostanzialmente ad un imprevisto successo della Lista 5 Stelle di Grillo, che elegge due consiglieri, nonché alla caduta di consenso in Val Susa, l’area interessata alla costruzione della ferrovia TAV.
Ai primi di maggio 2010, l’UDC e la lista dei Verdi — insieme alla Bresso — presentano ricorso al TAR contro la proclamazione ufficiale degli eletti e contro le liste “Consumatori”, “Al centro con Scanderebech” e “Pensionati” di Michele Giovine. A fine giugno il neopresidente Cota, sentendo puzza di bruciato, spara subito alcuni colpi preventivi, con una manifestazione di piazza.



Una sentenza di oltre 100 pagine per la nuova conta
A metà luglio il TAR del Piemonte accoglie il ricorso contro Cota. Le motivazioni sono depositate il 28 luglio, proprio il giorno prima dell’inizio della battaglia interna al PDL con la fuoriuscita di Fini del PDL, a Roma. Il TAR del Piemonte annulla i provvedimenti di ammissione alle elezioni di due liste — Al centro con Scanderebech e Consumatori — e ordina una “conta” delle schede delle liste rigettate in base ad un criterio totalmente nuovo.
I voti delle due liste andranno classificati in tre categorie:
— quelli alla singola lista,
— quelli con la doppia croce (lista e candidato presidente Cota)
— infine quelli disgiunti, con croce su altro candidato presidente.
Il testo della sentenza è sicuramente sproporzionato, appare più un saggio di un eccellente professore di scienza della politica, scritto benissimo, senza una sbavatura, che una rigorosa applicazione delle norme elettorali vigenti.

“Allo scopo di acclarare…”
Quest’operazione di nuova conta, che non è un riconteggio, come ha ben scritto Massimo Introvigne, è giustificata dal TAR con oltre cento pagine di motivazioni.
I magistrati del TAR scrivono: «Ciò stante, restano da acclarare quali ulteriori, eventuali, concreti effetti demolitori possano discendere dal parziale decisum fin qui assunto, avuto riguardo, in particolare, alla proclamazione degli eletti alla carica presidenziale, nonché alla ripartizione dei seggi in seno al Consiglio Regionale.»
I giudici amministrativi dopo aver annullato le liste e quindi i voti relativi, con motivazioni brillanti, ma assolutamente non adatte al caso, si fermano ad “acclarare”. Cioè non sanno che cosa fare e prudentemente non dicono a che cosa può servire tutta la nuova conta, per cui: «Riserva, all’esito dell’anzidetta attività acquisitiva, eventuale ulteriore attività istruttoria in merito alla ridefinizione delle Cifre elettorali delle liste ed al conseguente riparto dei seggi in seno al Consiglio Regionale.»
Gli estensori della sentenza si rendono conto che “gli effetti demolitori” non possono essere quelli di annullare direttamente i voti anche al presidente Cota, con conseguente messa fuori gioco del leghista, per cui danno l’impressione di prendere tempo nel disporre un passaggio intermedio. Una fase interlocutoria per scorporare il voto disgiunto, con la cosiddetta attività istruttoria citata in sentenza. Il sistema ufficiale di rilevazione dei dati elettorali non tiene in alcun modo traccia dei voti disgiunti, per cui impone alle commissioni provinciali di procedere a recuperare tutte le schede assegnate alle due liste nelle 4.835 sezioni elettorali della regione, per la riclassificazione dei voti validi. In questo modo è stato innescato uno sforzo organizzativo senza precedenti in carico alla Regione Piemonte e ai Ministeri della Giustizia e degli Interni, con un costo stimato di oltre 400.000 euro. Da agosto a ottobre sono state mobilitate centinaia di persone: magistrati, cancellieri, militari e personale delle prefetture per maneggiare e ricontare le schede contenute in quasi cinquemila sacchi.
Dalle risultanze pubblicate dai giornali (dove le operazioni si sono concluse) si apprende che circa l’85% dei voti delle due liste sia del primo tipo, cioè con una sola croce, senza una seconda croce per Cota.
Il calcolo proposto dalla Bresso è il seguente: i circa 9mila voti di differenza corrispondono al 60% dei circa 15mila annullati, per cui se la percentuale di riparto fosse confermata intorno all’85% anche a Torino, a Cota potrebbe essere annullato il vantaggio, con il sorpasso di Bresso su Cota per via giudiziaria. Nell’altra ipotesi alternativa, tutti a casa e indizione di nuove elezioni. Sono due prospettive nefaste per Cota, che per liberarsi da questa pericolosa alternativa, si è appellato al Consiglio di Stato. A metà ottobre il clima politico è incandescente e il tribunale di Torino si avvia a concludere in ritardo le operazioni di conta per l’ultima provincia che rimane da fare. A Roma il 19 ottobre si riunisce il Consiglio di Stato con una tensione tra le parti altissima. Ironia della sorte, tocca proprio a Roma avere in mano il destino della Lega a Torino. Il Consiglio accoglie il ricorso di Cota e decide di sospendere integralmente la sentenza del TAR. A Torino il lavoro di centinaia di persone impegnate nella conta va in fumo in un istante. Bresso incassa la sconfitta, Cota si rilassa e parla di ristabilimento della volontà popolare. Le ingenti spese legali sono compensate tra le parti. Il risultato va bene alla Lega, al PDL e anche al PD, che accarezza altre ipotesi, non più incentrate sulla Bresso.
Tutto finito? Non proprio, perché le sentenze del Consiglio di Stato sono state due. Nella seconda ordinanza i magistrati di palazzo Spada rimandano il giudizio di merito su un’altra sentenza del TAR al 25 gennaio 2011. Il problema stavolta è la lista Pensionati che ha appoggiato Cota ed ha avuto 28mila voti. Su questo caso si è aperto in contemporanea un giudizio in sede penale.



Il caso Giovine della lista Pensionati
A giugno 2011, il Tribunale conclude il processo di primo grado, con una condanna penale del consigliere regionale Michele Giovine, colpevole di autenticazione di false firme nel corso della presentazione della lista Pensionati. Quale sia l’effetto politico è difficile dirlo. L’intreccio tra procedimenti amministrativi e penali è diventato così complicato che il tutto è passato alla Corte costituzionale. La Corte si è riunita il 4 ottobre 2011 ed ha deciso che il giudice amministrativo per deliberare sull’esito elettorale delle Regionali, in presenza di un’accusa di false autenticazioni di firme, che evidenzia gravi difetti nel procedimento elettorale preparatorio, non possa procedere autonomamente alla verifica tramite un perito, ma deve aspettare l’esito del procedimento civile.
La materia è spinosa, con un precedente che pone grossi problemi al centro-destra: il caso Molise nel 2000. Anche lì due liste dopo le elezioni sono state riconosciute irregolari per insufficienza di firme, il consiglio dissolto e indizione di nuove elezioni con ribaltamento del risultato elettorale.

Novembre 2013

Dopo tre gradi di giudizio penale la condanna di  Michele Giovine  per falsi elettorali è definitiva. La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Torino per le vicende legate alla elezione di Giovine a consigliere regionale del Piemonte nella lista “Pensionati per Cota”, per le irregolarità nella presentazione dei candidati. Respinto l'anche l'ultimo ricorso presentato dalla difesa di Giovine, al quale, lo scorso 22 maggio 2013, erano stati inflitti due anni e otto mesi di carcere. La Corte d’Appello aveva disposto l’interdizione dai pubblici uffici per due anni e la Cassazione non è intervenuta sul punto. Il consigliere, per evitare il carcere, potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Dopo il giudizio di secondo grado Giovine era stato sospeso dalla carica di consigliere e al suo posto era entrata a Palazzo Lascaris Sara Franchino, collega di partito e di vita. La sentenza della Cassazione riguarda anche il padre di Giovine, Carlo, al quale è stata inflitta una pena coperta dalla sospensione condizionale.

Gennaio 2014
Il TAR riprende il giudizio sospeso, accoglie l'esito del procedimento penale come fosse un civile, nel quale è stata provata la falsità delle attestazioni per la presentazioni delle liste.
Il 10 gennaio, dopo 4 anni, decide di annullare le elezioni del 2010, mandando tutti a casa. Occorrerà aspettare le motivazioni per capire meglio il ragionamento fatto dei giudici.
Intanto il presidente Cota ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato.
La corsa ad ostacoli verso il voto a maggio, con le Europee è iniziata.

Soluzione del problema per Cota

La soluzione tecnica per Cota e per i piemontesi di evitare un'altra inutile campagna elettorale e concludere regolarmente la legislatura nel 2015 potrebbe essere relativamente semplice, più difficile da capire il quadro di pressioni politiche sugli organi giudicanti. 
Ancora una volta sarà Roma a decidere.

venerdì 3 gennaio 2014

Renzi colto sul Fatto, compie la prima opera "buona" dell'anno: far sorridere il "Caimano"..

Anno nuovo, vita nuova per il fresco segretario PD, che parte in quarta proprio sulla legge elettorale con un intervista a tutta pagina su Il Fatto di ieri, dove si apprende delle sue nuove proposte e del metodo che intende proporre. 

Renzi sta per inviare, o ha già inviato, non si è capito, ai leader degli altri partiti una lettera con questo messaggio esplicito:
"Volendo in qualche ora si chiude tutto. Confronti bilaterali dalla prossima settimana".
Sul tema lavoro è un po’ più vago: “Il 16 gennaio discuteremo del job act nella direzione del partito”.
Il sindaco di Firenze sulla legge elettorale ha le idee chiare:Nella lettera che vi allego in anteprima, fedele al rapporto particolare che ci lega ormai da 380 e-news, propongo tre possibili soluzioni alle altre forze politiche sulla legge elettorale. Togliamo gli alibi agli altri: sono tre soluzioni molto diverse l’una dall’altra ma tutte e tre con la fondamentale caratteristica di rispettare il mandato delle primarie dell’8 dicembre che costituisce il riferimento fondamentale mio e del PD”. 
Già è difficile digerire la faccenda delle mancate proposte sul lavoro, che sono ancora in alto mare dopo aver occupato paginate intere sui giornaloni di regime, che ne descrivevano le possibili meraviglie. Resta da capire che cosa centri la riforma elettorale del Parlamento con le  primarie per la segreteria del PD, è un mistero che è meglio non indagare.
Grillo gli risponde di restituire quel miliardo di rimborsi elettorali che il PD si è preso in questi anni, mentre è più morbido il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, del M5Stelle, sulla sua pagina face-book, fa sapere che voterà “per il ritorno alla Legge Elettorale Mattarellum, quella del 1993, l’ultima costituzionalmente valida e senza `mutazioni genetiche´ su misura per i partiti». «Se Renzi ha paura di perdere le prossime elezioni con il Mattarellum, lo ammetta. Perché a quanto vedo sta facendo di tutto per cucirsi il vestito su misura”.
Sorride il Caimano per l’insperata chiamata in causa, per cui coglie con “positività il metodo proposto dal segretario del Pd Matteo Renzi” sostenendo l’ipotesi di un election day “per garantire un’alta partecipazione”.  
A breve alla Camera prenderà il via il lavoro della 1° Commissione Affari costituzionali sulla legge elettorale, con l’incognita delle motivazioni della Corte Costituzionale che ha abrogato alcuni dei pezzi più controversi del Porcellum: le liste bloccate e il premio di maggioranza.  
Da sinistra a destra parlano di bipolarismo, ma sono tutti insieme al Governo da tre anni, con danni incredibili all’economia e alle famiglie italiane. In un sistema politico composto da tre o quattro poli in declino, parlare di sistemi elettorali bipolari è una presa in giro, se non fosse per un retro-pensiero che spiega tanta insistenza: parlare di competizione bipolare è l’unico modo per chiudere i Palazzi del potere, con una blindatura tecnica che consentirà solo a loro di entrare, indifferenti alle richieste degli elettori di apertura e modifica dell’iniquo sistema di governo di questo nostro sfortunato Paese. Eppure le cose in se sono molto semplici. Non c’è ragione di ingigantire una situazione con mille formule: basta e avanza quel che rimane del Porcellum, ora che è stato depurato dai principali vizi di nascita. 
C’è solo da curare alcuni dettagli legislativi. 
Roba da specialisti come me, non occorre scomodare le alte sfere della politica.
Articolo pubblicato dal giornale on line L'Indipendenza.com

Contr'ordine "compagni", non più un "renzellum" ma un “tris” di scartine…

Anno nuovo, idee vecchie, come quelle del sindaco di Firenze sulla legge elettorale. Senza aspettare l'Epifania ha scritto subito ai sostenitori: 
Nella lettera che vi allego in anteprima, fedele al rapporto particolare che ci lega ormai da 380 e-news, propongo tre possibili soluzioni alle altre forze politiche sulla legge elettorale. Togliamo gli alibi agli altri: sono tre soluzioni molto diverse l’una dall’altra ma tutte e tre con la fondamentale caratteristica di rispettare il mandato delle primarie dell’8 dicembre che costituisce il riferimento fondamentale mio e del PD”.
I tre modelli di riforma elettorale proposti da Renzi sono: 
  1. qualcosa tipo legge elettorale spagnola, divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi), ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati, soglia di sbarramento al 5%;
  2. il vecchio Mattarellum, con delle varianti pesanti: 475 collegi uninominali e assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi;
  3. doppio turno di coalizione utilizzato per i sindaci: chi vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti (che superano il 5%), da definire se con liste corte bloccate, o con preferenze, o con collegi. 

mercoledì 25 dicembre 2013

Auguri di Buon Natale a tutti i Lettori del Blog e ai naviganti del web...

Dopo le  vicende dell'ultima legge di stabilità e dei vari decreti legge di spesa molti italiani ormai hanno un solo desiderio da esprimere a Babbo Natale: avere un governo di persone perbene, oneste e capaci.
Ma lor signori hanno provveduto a chiudere la porta in faccia a qualsiasi cambiamento, impedendo persino di poter votare... come in una dittatura.

venerdì 20 dicembre 2013

Nuove fregature, dopo il governo Badoglio III e il golpe bianco, in arrivo il Renzellum

L’attivismo di Matteo Renzi, sindaco di Firenze e fresco segretario del PD, è incredibile. Si vede chiaramente che ha una tempra superiore al Cavaliere, in pochi giorni, da quando ha vinto le primarie, è riuscito a fare e disfare l’impossibile, con risultati sorprendenti. Senza paura si è tuffato in operazioni maldestre, proibitive e impensabili anche per l’ex-Caimano.
Il ventennio berlusconiano si è chiuso da poco, il 27 novembre scorso, e pare che la storia si ripeta, con nuove modalità. Come nel 1848 e nel 1943 siamo in una situazione di guerra, economica e finanziaria, e purtroppo stiamo soccombendo. La somiglianza più forte è con il luglio del 1943, allora fu l’inizio della tragica guerra civile, con la fine del regime fascista e delle illusioni imperiali, ora la fine del ventennio berlusconiano e delle illusioni europee. L’attuale inquilino del Quirinale, Re Giorgio, è più conciliante del precedente, non ha chiamato una lettiga e disposto l’arresto di Berlusconi, lo ha solo accompagnato bruscamente alla porta.
Al suo posto è stato chiamato un nuovo Badoglio, Enrico Letta, ora affiancato da Renzi. Insieme promettono di far rimpiangere, sia il primo che il secondo ventennio, facendo impallidire persino la macchia lasciata dal maresciallo Pietro Badoglio nella memoria collettiva italiana.
Questa specie di ministero Badoglio III, promette di portarci ad un altro tragico 8 settembre. I conti, se non si faranno prima, si vedranno la sera del 25 maggio prossimo, al termine dello scrutinio, con i primi dati delle proiezioni delle elezioni europee giocate con il sistema proporzionale. Non occorre essere dei veggenti per prevedere un ulteriore crollo della partecipazione elettorale e un voto di protesta che diventerà una valanga soprattutto per la sinistra.
Il PD nei prossimi mesi non avrà più la possibilità di prendersi valanghe di paginate su tutti i quotidiani e di farsi pubblicità televisiva a gratis, con la scusa, a seconda dei casi, delle primarie o delle ultimarie (le votazioni per la segreteria generale sono l’ultimo atto, non il primo) dell’ 8 dicembre. Quello democratico appare come un elettorato sotto ipnosi, drogato con una operazione mediatica a reti unificate – RAI, Mediaset, La7 – che non ha eguali, se non nel messaggio di fine anno del presidente della Repubblica.
Ci sarà il risveglio, un brusco ritorno alla realtà, si accorgeranno di essere stati borseggiati, presi a calci nel sedere e lasciati in terra con pochi vestiti. E’ prevedibile il contraccolpo, di rabbia, non tanto per il portafoglio svanito, quanto per il furto delle tante speranze che erano state alimentate e sollecitate. Non ultima quella che fosse Berlusconi la causa dei pasticci italiani, per cui è stato detto in tutte le salse che se il PD avesse avuto in mano il governo, allora si sarebbe potuto fare delle buone politiche, con le tante competenze vantate dai politici democratici. Le interviste ai membri della segreteria Renzi, nelle materie economiche o sociali, possono procurare dei tracolli umorali irreversibili.
Dopo venti giorni dalla cacciata di Berlusconi dal Senato, con la scena politica completamente in mano agli uomini di area PD – Renzi, Napolitano, Grasso, Letta, Boldrini - è successo di tutto.
Al di là dei proclami e della propaganda, i fatti sono questi:
  • 4 dicembre, la Consulta dichiara, con grande sorpresa, contraddicendo se stessa, l’illegittimità costituzionale di due parti del “porcellum”, sul premio di maggioranza e le liste bloccate;
  • 5 dicembre, il Quirinale dirama un dispaccio dove si compiace per la sentenza della Consulta e da indicazione precise sui successivi provvedimenti (legge elettorale maggioritaria, riduzione parlamentari, rottura del bicameralismo), come in qualunque regime monarchico;
  • 8 dicembre, ultimarie del PD, con l’elezione del nuovo segretario, Matteo Renzi, celebrate a reti unificate, proclamata una giornata di festa nazionale, pagata sempre dai soliti volenterosi militanti del PD;
  • 9-10 dicembre, Renzi viene subito ricevuto in pompa magna dai suoi colleghi di partito e d’area, tutti collocati nei posti che contano, palazzo Chigi, Quirinale, ecc…
  • Renzi dichiara subito di volersi muovere sulla riforma elettorale con la proposta del Renzellum (un mix di tecniche peggiori del porcellum), non solo nell’ambito della maggioranza di governo, ma a tutto campo, per questo invia degli emissari da Grillo e dall’appena estromesso Berlusconi;
  • 11 dicembre, fiducia preventiva, accordata ex ante, ottenuta alle Camere dal governo Letta a guida PD, sulla base di un programma che verrà, forse, scritto a gennaio;
  • 12 dicembre, il presidente del Senato Grasso fa da “palo” al governo “Badoglio III”, aiutando e giustificando lo scippo della riforma elettorale dal Senato a favore della Camera (interrompendo un processo legislativo avviato ad agosto che avrebbe potuto concludersi in pochissimi giorni, se non ci fosse stato l’ostruzionismo del PD);
  • nella giornata che ricorre l’anniversario di piazza Fontana, tecnicamente è stato realizzato una specie di “golpe bianco”, non avendo una legge elettorale funzionante, in quanto la sentenza della Consulta ha bocciato sia il meccanismo del premio che le liste bloccate, che non essendoci più non si sa come andare al voto (il sistema residuo del porcellum non consente di andare al voto, volendo al Senato avrebbero potuto porvi velocemente rimedio, non così alla Camera).

Democrazia sospesa sine die...

La Befana ci porterà una nuova fregatura: Democrazia sospesa sine die.

Di questo si è parlato mercoledì 18 dicembre al convegno “Riforme dopo la defenestrazione del porcellum” alla Società Umanitaria di Milano, con il politologo Giorgio Galli e Felice Besostri, uno dei proponenti del ricorso che ha originato la sentenza della Consulta. Galli ha rimarcato che il tentativo di Renzi di fare una legge elettorale che forzi la competizione in senso bipolare, in presenza di un sistema politico a tre forze, PD-M5S-FI,oltretutto quasi uguali, è bizzarro e pericoloso. Da parte mia ho esposto la sequenza dei fatti sostenendo la tesi del “golpe” bianco, strisciante ma concreto, sostanzialmente attuato con il blocco delle liste bloccate e il trasloco forzato della discussione alla Camera. Un trucco che sta determinando lo stallo del sistema democratico italiano, tra chi sta nel Palazzo, in primis con i neo-badogliani e, fortuna sua, con fuori Berlusconi. Gli elettori dovranno attendere parecchio prima di poter dire la loro al riguardo, almeno fino al 25 maggio. Nel frattempo emerge un dato inquietante: se il buon giorno lo si vede dal mattino, questo infausto dicembre 2013 prelude altri e maggiori guai. Nei prossimi mesi il badogliesco governo affiancato dalla segreteria renziana potrebbe combinare tanti e tali pasticci da condurre alla disperazione milioni di persone, di giovani, di senza lavoro, di oppressi dalle valanghe di tasse da pagare. Agli italiani, privati del voto e di tutte le sovranità, svendute all’estero, non rimarrà che recuperare i vecchi forconi, nella tentativo di lanciare un ultimo disperato assalto alla Bastiglia.

sabato 14 dicembre 2013

Novità, alla Conferenza Società Umanitaria del 18 dicembre 2013 interviene anche l'avv. F. Besostri

Ciclo di incontri "Le parole della Politica" a cura di Alfredo Marini
Mercoledì 18 dicembre 2013, ore 17 
Milano, Società Umanitaria, Sala Bauer
ingresso da via San Barnaba 48

Riforme Elettorali e Istituzionali
L’infinita discussione tra sistemi proporzionali
e maggioritari è giunta ad un punto di svolta
dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre. 
Che cosa ci attende dopo la
defenestrazione del Porcellum”

Introduce e conclude:

GIORGIO GALLI

storico e politologo

discussant:

DANIELE VITTORIO COMERO

giornalista e analista politico elettorale
http://danielevittoriocomero.blogspot.it/

interviene:
FELICE BESOSTRI
avvocato e coautore del ricorso sulla legge elettorale che è stato accolto dalla Consulta

Ogni conversazione prende a prestito dalla attualità politica alcune “parole”, analizzandone i significati e le implicazioni politico sociali, con taglio giornalistico comprensibile a tutti.
Nell’ambito delle conferenze possono, di volta in volta, essere coinvolti altri studiosi con delle letture, anche non convenzionali, degli eventi politici ed economici.
info: 02.77402454
Successivo incontro: mercoledì 26 febbraio 2014, ore 17,00

giovedì 5 dicembre 2013

Parla il promotore del ricorso alla Consulta, avv. Besostri







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Esultano i tenaci promotori del ricorso alla Corte Costituzionale contro il porcellum, tra questi l’avv. Felice Besostri che interpellato al telefono non si trattiene:
"Immagino che vorrai farmi i complimenti..."
Rispondo che certamente gli sono dovuti per il coraggio e la tenacia.
"Tutti quei professoroni di diritto pubblico, i costituzionalisti dal posto sicuro, che dicevano che ero matto a promuovere il ricorso contro il Porcellum, ora sono serviti..."
E' un fiume in piena.
Poi si ricompone e spiega:
“La Corte Costituzionale ha accolto i rilievi di  costituzionalità formulati da me, da Bozzi e Tani. Abbiamo lavorato con tenacia e pazienza non lasciandoci abbattere dalle incomprensioni e dei ritardi, né dal silenzio mediatico.”


E' passata solo un’ora dalla notizia, è ancora euforico.

Ci tiene a far presente che intorno a loro c’era il vuoto, i grandi giornali li hanno isolati:
“Salvo poche eccezioni, come L'AVVENIRE dei LAVORATORI, MONDO OPERAIO e IL RIFORMISTA, il silenzio è stato totale e tra le organizzazioni politiche soltanto il Gruppo di Volpedo, rete delle associazioni socialiste e libertarie del NORD OVEST, che ha fatto del sistema elettorale e della difesa della Costituzione un fatto politico centrale sostenendoci nelle iniziative giudiziarie, che hanno ridato lo scettro agli elettori e non ai capobastone.”
(I promotori del ricorso: Besostri è il primo a sinistra)

Nel primo pomeriggio la politica romana era già sotto sopra, perchè la notizia era trapelata e tanti sapevano, di mezza bocca. 
Infatti, parallelamente alla Consulta, si è mossa con scaltrezza la commissione Affari Costituzionali del Senato, con l’istituzione di un comitato ristretto che entro gennaio proverà a cercare un accordo politico sulla legge elettorale.